Il Giornale di Trieste

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In nessuna città come a Trieste è difficile infatti individuare un’unicità di volti, di lingue, di caratteri. Per scoprire la verità di questo luogo, basta osservare la varietà di elementi architettonici che arricchiscono le vie della città: guglie, cupole, rosoni, i quali, ciascuno con la propria semplicità o articolata apparenza, raccontano la storia di una Trieste dove il sogno del multiculturalismo, della convivenza di credi e culture diverse è vera da secoli.

Una data è il segno del cambiamento. Il 1719 è l’anno della proclamazione di Trieste come Porto Franco: lo spazio della città si trasforma nello scenario di un continuo scambio commerciale e intellettuale, con un conseguente incremento economico, demografico e culturale. Da questa data grande è il numero delle popolazioni che qui arrivano portando con sé la ricchezza della cultura d’origine, della propria etnia e della propria religione: greci, turchi, armeni, serbi, albanesi, ebrei, tedeschi, polacchi, slavi e inglesi.

L’Editto di Tolleranza, emanato da Giuseppe II sul finire del Settecento (1781-1782), garantisce infine libertà di culto alle diverse comunità religiose che vivono in città. Anche grazie all’espansione urbanistica voluta da Maria Teresa prima e da Giuseppe II poi, il centro storico si espande e nascono due nuovi quartieri: il teresiano e il giuseppino, impostati secondo assi viari su cui si mettevano in mostra non solo le facciate di imponenti e maestosi palazzi, ma anche quelle austere e affascinanti delle nuove chiese cattoliche e dei luoghi di culto delle altre comunità religiose, che ancor oggi danno testimonianza coerente della loro fede.

Cattedrale di San Giusto

La Cattedrale di San Giusto è il principale edificio religioso cattolico della città. Come riporta la maggior parte degli storici triestini, l' aspetto attuale della cattedrale deriva dall'unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al martire san Giusto, che vennero inglobate sotto uno stesso tetto dal vescovo Roberto Pedrazzani da Robecco tra gli anni 1302 e 1320, per provvedere la città di una cattedrale imponente.

L'austera facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica, elaborato sul posto dai maestri scalpellini. Sia il campanile che la facciata della chiesa sono generosamente coperti con reperti del periodo romano, con i quali si intendeva ingentilire la pesantezza della costruzione. Alla chiesa è addossato il basso campanile, sulla cui parete si trova la statua di San Giusto.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Santa Maria Maggiore, la “chiesa barocca dei Gesuiti”, fu eretta tra il 1627 e il 1682. Il progetto è del gesuita Giacomo Briani, ma viene generalmente attribuito ad un altro gesuita, Andrea Pozzo, che ha curato uno dei restauri-ampliamenti del tempio. In ogni caso, l’edificio fu completato nell’Ottocento e fu più volte rimaneggiato. L’importanza della chiesa - e particolarmente dell’immagine della Madonna della Salute, che vi è conservata - deriva dalla devozione popolare. Ogni anno, il 21 novembre, qui convengono i Triestini, per rinnovare la devozione alla sacra immagine: e questo si ripete dal 1849, ossia da quando - in occasione del colera - si rivolsero in preghiera alla Madonna, per ottenere il suo aiuto.

La pianta è a croce latina e presenta tre navate. Di gran pregio sono gli affreschi della cupola, la decorazione dell'abside, opera di Sebastiano Santi, e lo stupendo altar maggiore del Seicento, in marmi policromi. Altre opere notevoli sono una scultura del Bearzi, alcune tempere del Bison e la tela della Madonna della Salute, dipinta dal Sassoferrato, nonché la Pala con l'apparizione di Cristo a Sant'Ignazio morente, della scuola del Guercino.

Basilica Paleocristiana di via Madonna del mare

In via Madonna del Mare 11 si possono ammirare i resti dell’edificio più antico del quale, a Trieste, si conservi parte dell’impianto.
Tali resti, rinvenuti per la prima volta nel 1825 e resi del tutto visibili solo nel 1963, sono situati al di sotto della palestra dell’attuale Istituto Magistrale Giosuè Carducci e consistono in due strati sovrapposti di pavimenti decorati a mosaico .

Lo strato inferiore appartiene ad un’aula rettangolare ed orientata (ovvero con l’altare rivolto ad Oriente) edificata tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. Attorno al VI secolo venne sovrapposta a quest’ultima un’altra aula lunga 30 metri e dotata di abside poligonale e transetto (pertanto a forma di croce latina).

Nella zona absidale sono stati rinvenuti un seggio presbiteriale ed un altare, al di sotto del quale era situato un loculo in pietra contenente delle reliquie. I mosaici di un’accesa policromia hanno presentato delle affinità con le contemporanee basiliche di Grado e S. Canzian d’Isonzo. Fanno parte del mosaico anche numerose iscrizioni che dimostrano l’importanze della “sancta ecclesia tergestina” e menzionano vari donatori, alcuni dei quali di origine greco-orientale (Eufemia, Iustinianus, Costantinos, Augustinus, Domenica, Apronianus)

La Basilica era situata fuori dalle mura cittadine ed è probabile che facesse parte di un complesso cimiteriale posto in riva al mare (che allora giungeva sin lì). Sul sito venne edificata, nel X secolo, un’altra chiesa dedicata a Santa Maria del Mare.

La chiesa restò attiva sino al 1784 anno in cui fu sconsacrata e venduta ad un commerciante che vi edificò la sua abitazione.


Monte Grisa - Tempio di Maria Madre e Regina

Il Tempio Mariano si erge maestoso sul crinale del Monte Grisa a 350 m sul livello del mare. E' ben visibile a chi giunge a Trieste dal mare , a chi arriva in treno e a chi percorre la strada costiera.

Questo edificio fu eretto con le offerte di tutti i fedeli italiani come voto fatto dall' Arcivescovo di Trieste, Mons.Santin, alla Madonna per la protezione ricevuta per l'intera citta' durante i bombardamenti tedeschi del 1945. La posa della prima pietra , 19 settembre 1959 sotto la direzione dell'ing. Pagnini, avvenne con l'arrivo a Trieste del simulacro della Madonna di Fatima, una copia della quale si trova ora nel Santuario.

Santuario della Beata Vergine Assunta Monrupino

Monrupino – La Rocca di Monrupino è situata su una collina del Carso triestino, circondata da cave di marmo e resti calcarei dell’ antica superficie del Carso. Sulla roccia della cima di questa collina sorge il Santuario dedicato alla Beata Vergine Assunta e ristrutturato nella seconda metà del XVIII secolo. La costruzione del campanile risale al 1802, all’interno sono presenti affreschi che risalgono al 1911 di Clemente del Neri ed un dipinto del friulano Titta Gori del XX secolo.

Nel settecentesco presbiterio è presente una decorazione con un’ inconsueta iconografia dei quattro Evangelisti ed un “altarolo” in pietra di epoca barocca, sormontato da una statuetta di Mosè con le tavole della legge ed un dipinto ad olio su rame della Madonna con il Bambino del 1794, firmato “Candidus”. Il Santuario è circondato da alcuni edifici coperti con la caratteristica copertura in lastre di pietra, con mura difensive a tabor, tipico esempio di fortificazione slovena del 15° e 16° secolo, contro le scorribande turche.

Chiesa Serbo Ortodossa di San Spiridione

Il Tempio Serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione è la chiesa della comunità serbo-ortodossa di Trieste.

Opera dell'architetto Carlo Maciachini (1869), sorge nel luogo della preesistente chiesa di San Spiridione del 1753. Il complesso architettonico, posto nel Borgo Teresiano nei pressi del Canal Grande, riflette un gusto bizantino e si caratterizza per un cupola più alta dei quattro campanili, per le calotte emisferiche azzurre e per le ampie decorazioni a mosaico che abbelliscono le pareti esterne.

L'interno è riccamente decorato secondo i canoni bizantini, interamente ornato da pitture ad olio imitanti il mosaico. Nel presbiterio sono situati tre altari. La grande lampada d'argento che pende all'ingresso è dono dello zar Paolo I.

Chiesa Greco Ortodossa di San Nicolo

La chiesa di rito greco-ortodosso e consacrata a San Nicola, patrono dei marittimi e degli armatori, è situata lungo Riva Tre Novembre: tale ubicazione non è casuale; ai tempi della sua edificazione la città era un ricco porto e centro commerciale, anche grazie alla presenza dei numerosissimi mercanti greci, le cui imbarcazioni, ricche di mercanzia, approdavano quotidianamente a Trieste.

L’edificio fu consacrato nel 1787, ancor prima dell’ultimazione dei lavori, che avvennero ad opera del Pertsch soltanto nel 1821.
La pianta della chiesa è tipica delle basiliche, a navata unica. Nella sobria facciata neoclassica spiccano i due campanili e la cancellata.

L’interno, riccamente abbellito nel corso dell’800, racchiude un’iconostasi lignea ricca di elementi decorativi. Nella parte inferiore vi sono icone argentee degne di nota.

Chiesa Evangelica Luterana

Sebbene la comunità Evangelica di Confessione Augustana sia presente a Trieste dall’inizio del ‘700, la libertà di culto fu autorizzata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria soltanto nel 1778. Mentre in passato la Comunità contava un numero decisamente elevato di membri, oggi i fedeli si sono ridotti a circa 150 membri. La funzione domenicale viene officiata sia in lingua italiana che in lingua tedesca.

L’attuale chiesa, situata in largo Panfili (dietro il bel palazzo della Posta Centrale), su un’area occupata in passato dallo squero Panfili primi e dalla dogana poi, fu progettata a Breslavia, in stile neogotico, dall’architetto Zimmermann e realizzata dagli architetti Triestini berlam e Scalmanini. Aperta al culto nel 1874, fu sede del Ginnasio comunale di lingua italiana. Degni di nota i tetti a spiovente in lastre di ardesia e, all’interno, la vetrata del coro, realizzata a Monaco di Baviera e raffigurante la “Trasfigurazione di cristo” di Raffaello.

La chiesa ospita spesso manifestazione culturali e concerti di ottima qualità.

Chiesa Evangelica e Valdese di San Silvestro

Luogo di culto delle Comunitá Evangeliche Riformate Elvetica e Valdese è la Basilica di San Silvestro, la più antica chiesa della città (sec. XI° o XII°).
Sulla facciata di questa bella Basilica romanica spicca un sobrio ed elegante rosone, mentre davanti a quella che fu la porta principale si può ammirare il portico romanico, sormontato dal campanile, che, probabile antica torre di difesa lungo le mura della città, è stato poi ornato, nell’ultima ricostruzione, da eleganti bifore.

Una pia tradizione, attestata da una lapide commemorativa del 1672 murata sulla parete postica della basilica, fa qui risalire la presenza di un luogo di culto in quella che era stata la casa delle prime cristiane di Trieste, le martiri Teclaa ed Eufemia. Nel corso dei secoli, singolari furono le vicende della Basilica che la stessa lapide ci ricorda essere stata "primum templum et Cathedrale" della città.
La finestra sul lato destro, con profonda strombatura e transenna originale, ancora sul posto, e le due transenne marmoree piú tardi inserite nel campanile, ci dimostrano come ci sia stata una fase di costruzione piú antica di quella romanica.

Sopra la porta principale una lapide in latino ci ricorda le ultime vicende allorchè nel 1785, sotto l'imperatore Giuseppe II la chiesa di San Silvestro fu posta a pubblico incanto al prezzo fiscale di 1500 fr.

Alcuni membri della Comunitá Evangelica di Confessione Elvetica, in gran parte immigrati svizzeri dai Grigioni, la acquistarono e, dopo averla restaurata in modo sobrio, la riaprirono al culto riformato, dedicandola a Cristo Salvatore. Nel 1927, a causa dei danni di un violento terremoto, fu restaurata, ritornando al primitivo stile del trecento e, nel 1928, la basilica venne dichiarata monumento nazionale.

Dalla fine del 1800 alla Comunità Elvetica si è affiancata una Comunità Valdese, anch’essa Riformata, dando vita ad una integrazione totale della vita comunitaria pur nella distinzione amministrativa. La comune fede in Cristo Gesù Salvatore e Signore ha portato ad una unità di azione e di testimonianza, pur nella libertà delle strutture esteriori e nella responsabilità ed autonomia di ogni comunità di recente, impegnate fortemente nell’aiuto umanitario delle popolazione colpite dai rivolgimenti nei Balcani, le Comunità hanno anche sviluppato una certa presenza culturale sia attraverso una Biblioteca, specializzata in teologia biblica e storia della Riforma; sia attraverso il Centro Culturale "Albert Schweitzer" che organizza incontri, conferenze e concerti. L’organo - di gran pregio - è stato di recente completamente restaurato ed accompagna i culti delle comunità.

Chiesa Cristiana Avventista

Situata nel pieno centro cittadino, all’interno di un moderno edificio,la Chiesa Cristiana Avventista ha un aspetto esterno piuttosto
umile, ma è il vero punto di riferimento per i membri della comunità.

Risale al 1910 il primo fedele avventista battezzato a Trieste e da allora, tramite le azioni di colportaggio - l’opera di vangelizzazione lungo le strade - , le famiglie avventiste di Trieste sono circa un centinaio. L’osservanza del sabato, originale settimo giorno, è il carattere distintivo di questa chiesa protestante. In questo giorno la comunità si astiene dai lavori settimanali per dedicarsi al
riposo e alla riunione per il culto comune. Gli avventisti, come suggerisce il loro nome, attendono la seconda venuta di Cristo, che segnerà la fine dei mali e l’inizio di un mondo nuovo.

Tempio Israelitico

Il monumentale tempio israelitico di Piazza Giotti fu costruito in sostituzione di quattro sinagoghe più piccole già presenti in città.
La sua realizzazione (1908 – 1912) fu affidata agli architetti triestini Ruggero e Arduino Berlam, il cui sobrio progetto che si rifaceva alle antiche architetture medio orientali (ad esempio, sono riscontrabili elementi decorativi di matrice siriana) ben rappresentava la Comunità ebraica dell’epoca. La fusione stilistica, la cui essenza si ritrova nei quattro possenti pilastri di marmo a sostegno dell’imponente cupola centrale, non impedì l’utilizzo di tecniche costruttive molto moderne, quale ad esempio il ricorso al cemento armato. A tutt’oggi l’edificio riveste particolare importanza a livello europeo.

L’interno, chiaro, luminoso e di notevole eleganza.

Chiesa Evangelica Metodista.

La Comunitá Metodista è presente nella cittá da oltre un secolo. Ha il suo luogo di culto in Scala dei Giganti, 1.

Il metodismo nacque come movimento di risveglio e unì l’eredità del non conformismo di matrice puritana con la spiritualità e la pratica religiosa del pietismo in una nuova impostazione che privilegiava l’aspetto dell’esperienza della certezza di essere salvati da Dio.
Ciò portò all’annunzio gioioso di questa dignità dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,27) soprattutto verso i più lontani dalla chiesa ufficiale divenuta sempre più sterile.

Tutto ciò si tradusse in una liberazione della spiritualità, in una vita nuova come risposta concreta alla grazia di Dio, nella predicazione laica (uomini e donne) e nell’impegno sociale contro la schiavitù, alla creazione di missioni e anche al sorgere del primo sindacato dei lavoratori. Questo spirito darà vita a molte organizzazioni, tra cui "l’Esercito della Salvezza", che si pongono al servizio delle fasce più basse della popolazione.
In nessuna città come a Trieste è difficile infatti individuare un’unicità di volti, di lingue, di caratteri. Per scoprire la verità di questo luogo, basta osservare la varietà di elementi architettonici che arricchiscono le vie della città: guglie, cupole, rosoni, i quali, ciascuno con la propria semplicità o articolata apparenza, raccontano la storia di una Trieste dove il sogno del multiculturalismo, della convivenza di credi e culture diverse è vera da secoli.

Una data è il segno del cambiamento. Il 1719 è l’anno della proclamazione di Trieste come Porto Franco: lo spazio della città si trasforma nello scenario di un continuo scambio commerciale e intellettuale, con un conseguente incremento economico, demografico e culturale. Da questa data grande è il numero delle popolazioni che qui arrivano portando con sé la ricchezza della cultura d’origine, della propria etnia e della propria religione: greci, turchi, armeni, serbi, albanesi, ebrei, tedeschi, polacchi, slavi e inglesi.

L’Editto di Tolleranza, emanato da Giuseppe II sul finire del Settecento (1781-1782), garantisce infine libertà di culto alle diverse comunità religiose che vivono in città. Anche grazie all’espansione urbanistica voluta da Maria Teresa prima e da Giuseppe II poi, il centro storico si espande e nascono due nuovi quartieri: il teresiano e il giuseppino, impostati secondo assi viari su cui si mettevano in mostra non solo le facciate di imponenti e maestosi palazzi, ma anche quelle austere e affascinanti delle nuove chiese cattoliche e dei luoghi di culto delle altre comunità religiose, che ancor oggi danno testimonianza coerente della loro fede.

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