Il Giornale di Trieste

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Un muro di tre metri eretto per separare le donne dagli uomini, è quello dello storico Bagno di Trieste. Per una volta una barriera non è sinonimo di segregazione. Da una parte lo spazio per donne e bambini (i maschi sono ammessi solo fino ai 12 anni), dall’altra quello, meno ampio, riservato agli uomini.

Il muro taglia in due la striscia di spiaggia e corre lungo un tratto di mare. La Lanterna, è l’unico esempio di stabilimento balneare sessista in Europa. Una tradizione che non sconvolge i triestini e la conferma popolare fu addirittura sancita da un referendum indetto dal quotidiano «Il Piccolo». Unica voce fuori dal coro quella dell’astrofisica Margherita Hack, la quale definisce buffa l’idea di una simile separazione.

Lo stabilimento balneare, inaugurato durante l’impero asburgico, fu progettato per impedire gli «atti contrari alla decenza » e per salvaguardare la privacy di fanciulle in fiore e di dame attempate. Oggi, invece, tale separazione a Trieste, è più un sinonimo di libertà. In epoca recente circolano alcune proposte, a dire il vero piuttosto minoritarie, che mirano a trasformare la Lanterna in un bagno promiscuo, rifacendosi anche alla presenza di una spiaggia nudista a qualche chilometro distante.

Ma in realtà la maggioranza dei triestini sostiene che non esiste alcuna incoerenza tra le due tendenze; al punto tale che lo stabilimento balneare sessista, dopo aver resistito al passaggio di Trieste dall’Austria all’Italia, oggi possiede la vocazione di apparire un segno di distinzione. Questa separazione non è vissuta come una segregazione e addirittura corpi segnati dall’età e chili di troppo possono non rappresentare più un handicap, ma vengono esibiti con maggiore disinvoltura. Con la festa di fine estate arriva la demolizione, seppur non reale, ma ideale del muro, quando donne e uomini ballano fino a tardi in uno spazio comune.

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